Oltre 1000 anni fa,
quando ci si preoccupò di censire le varietà di tè
esistenti, se ne contarono più di 2000. Dato sorprendente che stupisce
chi tra noi credeva che i tè fossero tutti uguali. Il censimento non poteva
che avvenire in Cina, che a lungo la fece da padrona non solo sulla produzione,
ma anche sul commercio della deliziosa bevanda.
Questo fintanto che non sopraggiunsero gli inglesi, che dalla fine del '700 ne
importarono modeste quantità per tentare una coltivazione in India.
Dall'incrocio con sementi cinesi e ceppi locali hanno avuto origine le immense
piantagioni dello Sri Lanka, da dove provengono la gran parte della "bustine"
che oggi consumiamo. La vicenda ha toni piuttosto romanzeschi, e si vuole che
fu l'allora ambasciatore britannico in Cina, Lord McCartney, a contrabbandare
in gran segreto alcune piante nel 1794.
Poi, l'abitudine tutta "british", con il tè progressivamente
assimilato dalla cultura dei fedeli della "Union jack", e con un rituale
proprio profondamente diverso da quello orientale.
Una moda, quella inglese, che ha origini "alte", legate al mondo dell'aristocrazia
e delle classi maggiormente abbienti. Fu infatti Caterina,consorte
di Carlo I la prima ad innamorarsi della bevanda che già aveva la
fama di alimento euforizante, sebbene siano stati gli olandesi i primi
a scoprirne le qualità, importando per la prima volta in Europa piante
di Camelie da tè nel 1610.
Ma la diffusione del tè parla senz'altro la lingua inglese, dove nel 1706
nacque la prima caffetteria specializzata nella preparazione del tè, ad
opera di quel Twining sul cui nome poggia
una delle case produttrici più celebri del mondo (nella foto un "Lady Gray" in infusione).
Ancora oggi quella
londinese è una tappa obbligata del "cammino" del tè:
sia che provenga da Ceylon che dallo Sri Lanka, passa prima in rassegna
per le mani degli esperti inglesi, incaricati della vendita all'asta delle
foglie.